24 OTTBRE 2020 CELEBRATO IL XIX CONGRESSO DELLA DC ( il primo valido dal 1994, dopo due tentativi: 12 nov. 2012 e 18 ott, 2018 )
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DEMOCRAZIA CRISTIANA
Sede virtuale ROMA, Piazza del Gesù, 46 - Sede provvisoria Bologna, Via Titta Ruffo, 7
STATUTO

.
ASSEMBLEA NAZIONALE  DEI SOCI  DELLA DC STORIC
A - STATUTO UFFICIALE DEL PARTITO
Decreto di accoglimento, del Tribunale Civile di Roma, Sez. III,  n. 9374/2016, Convocante Assemblea dei soci per il 25/26 feb. 2017 a Roma

SITO UFFICIALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
STORICAMENTE E GIURIDICAMENTE LA STESSA IN ITALIA NEL 1994

Direttore Responsabile: Prof. Nino Luciani
Tel. 347 9470152 - Email: nino.luciani@libero.it

INTERVISTA DA "IL CORRIERE DELLA SERA", SABATO 27 MARZO 2021:
CERCA SU GOOGLE CON LE PAROLE
:
DC, NINO LUCIANI A 83 ANNI HA VINTO IN TRIBUNALE - CORRIERE ...https://www.corriere.it/politica/21_marzo_27/dc-nino-lucian


 

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ATTUALITA' LA PAGINA "ESTERI"
E COMUNICATI
FORUM La pagina per la documentazione
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Dipartimento : Rapporti con i Sindacati del Lavoro: CONVEGNI e DOCUMENTI Dipartimento
Politiche Agricole
Alimentari e Forestali
:
 

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DIPARTIMENTO “DISABILITÀ, PARI OPPORTUNITÀ, FAMIGLIA”

ceto medio 2 crozza

DIFENDI
IL CETO MEDIO

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LA PAGINA DEL PRESIDENTE
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A proposito di un fatto,
del dibattito pre-congressuale

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Cosimo Tramonte,
POLITICA ESTERACOMUNICATO
per la pace Ucraina - Russia

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CANDIDATO UNICO
della DC Dr. GIORGIO TRENTI
per il CONSIGLIO COMUNALE

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"Per la più alta forma
di riscatto morale
e di carità cristiana
per tutti e con tutti"

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MASSIMO ROCCHITTA
Lavoratori poveri

 

Decre.to Tribunale Civile di Roma convoca Assemblea dei soci DC,
prima volta dal 1994

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La nuova DC :
Massimo De Leonardis,

L'Italia sempre di più in uno stato di stress idrico

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Nuovo Disegno di legge di riforma universitaria

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Per una legge di riclassificazione
delle disabilità

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DEMOCRAZIA CRISTIANA : "GIUNTA ESECUTIVA"

SUL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA:
Comunicato per la pace e la fine della guerra

 

 LA DEMOCRAZIA CRISTIANA:

1.- Preso atto della invasione della UCRAINA, da parte della RUSSIA, in aperta violazione del diritto internazionale di sovranità degli Stati e che ha creato molte perdite civili, la demolizione delle abitazioni, un fiume di profughi verso i paesi di confine:
- la condanna duramente;
- e invoca il cessate il fuoco immediato, per l'accoglienza dei profughi e il soccorso dei feriti, con particolare attenzione alle disabilità.

2. - Si richiama ai principi delle Nazioni Unite per la regolazione delle controversie tra gli Stati.
Approva l'appello del Papa alla fraternità dei popoli;
Sostiene l'azione del governo italiano per la pace.

3.- Chiede:
a) la costituzione immediata di una Commissione internazionale di mediazione, nella quali siano rappresentati grandi continenti: America, Europa, Asia;
b) la attivazione immediata di un Tribunale internazionale per la individuazione dei crimini di guerra e per la condanna dei colpevoli.

4.- Considerato che l'invasione della Ucraina è il primo passo; e che probabilmente il secondo sarà verso i Paesi Europei dell'Est:
a) invoca l'unità dei Paesi Europei nel fronteggiare l'offensiva della Russia, e che deve realizzarsi all'interno della NATO ;
b) dovranno essere applicate sanzioni fiscali e bancarie alla Russia, e che dovranno essere massime:
- fino a crearne il default finanziario;
- e suscitare l'attenzione dei cittadini Russi.

 

....

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Cosimo Tramonte, POLITICA ESTERA

POLITICA ESTERA: LINEE GENERALI

LA DC E L'UNIONE EUROPEA:
BASE POLITICA ED ECONOMICA PER L'UNIONE

  La politica estera democristiana deve riprendere quella che è stata la politica portata avanti dalla DC negli anni che ha governato l'Italia, incentrata sull'idea degasperiana, della adesione all'atlantismo e una attenzione particolare verso i Paesi della sponda sud del Mediterraneo e del Medioriente. Pertanto, la politica estera dell'Italia non può prescindere dalla sua collocazione all'interno del mare Mediterraneo e dai rapporti con i paesi che vi si affacciano e deve tendere ad una costante preoccupazione per la stabilità geopolitica dell'area mediterranea e, in particolare, dello scacchiere arabo.

La sicurezza e la pace nel mondo arabo, posto a pochi passi dal Canale di Sicilia, sono un obiettivo cruciale per la nostra diplomazia. Quali le iniziative politiche dell'Italia di fronte agli eventi politico-militari che si vanno delineando nel mondo arabo, ponendoli nel contesto della politica internazionale. La scelta di tale tema, che l'attualità internazionale ha riportato alla ribalta, origina da diverse ragioni che sostanziano la rilevanza politico- economica del Levante mediterraneo, prima fra tutti l'abbondanza di risorse energetiche di tale area. Il fattore petrolifero e non solo (vedi gas nella parte orientale del mediterraneo), infatti, ha assicurato una costante attenzione delle grandi potenze per le sorti del mondo arabo. Come gli eventi della guerra in Iraq e le turbolenze nei rapporti della Libia e dell'Iran con l'Occidente dimostrano, la questione petrolifera e del gas continua a essere un interesse primario per gli Stati Uniti, l'Europa, la Russia e, recentemente anche della Cina e della Turchia. A ciò si aggiunge la posizione geostrategica del Medio Oriente, posto là dove tre continenti, Asia, Africa ed Europa, s'intersecano, creando equilibri e condizioni storico-politiche uniche nel loro genere. Nel complesso, la volontà delle potenze occidentali di controllare quella preziosa porzione di mondo, la contestuale volontà della classe dirigente nei paesi arabi di raggiungere il pieno affrancamento da qualunque influenza straniera e alcune specifiche questioni, prima fra tutte il conflitto arabo-israeliano, armeno/ Azerbajan/ Turchia, turco/siriano/curdo, creano i presupposti per una situazione di forte e protratta conflittualità. Un simile quadro ha un evidente riverbero sulla politica dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, inclusa l'Italia, ponendo alle autorità italiane rilevanti questioni inerenti le sicurezza nazionale, le relazioni politiche bilaterali con i paesi nordafricani e mediorientali, e la tutela degli interessi economici nazionali collegati ai paesi arabi.

L'importanza storiografica della contemporaneità del Mediterraneo e del Medio Oriente è accresciuta da alcune considerazioni sul rapporto tra l'Italia e l'area mediterranea. Fin dagli anni Ottanta del Diciannovesimo secolo, lo Stato italiano ha tentato di esercitare una crescente influenza a tutto tondo, in Nord Africa e in Medio Oriente. Partendo dai governi liberali, passando per il regime fascista, per arrivare al nuovo Stato repubblicano, le autorità nazionali hanno costantemente cercato, pur se con finalità e modi d'azione diversi, di esercitare una politica attiva nel mondo arabo, rafforzando le relazioni con i paesi e i popoli presenti nel Mediterraneo. Tuttavia, la Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta bellica hanno rappresentato una sorta di iato per la politica mediterranea nostrana.

Pur continuando a perseguire una politica d'influenza nel Mediterraneo e in Medio Oriente, le attuali autorità rigettano gran parte degli eccessi ideologici derivanti dalla febbre nazionalista del periodo fascista. Tuttavia, i vari governi che si sono succedutisi dopo il cinquantennio democristiano, hanno trascurato di esercitare una diplomazia mediterranea, dimenticando di porre una particolare attenzione ai rapporti con gli Stati arabi. Infatti, la diplomazia italiana si deve porre l'obiettivo di recuperare i rapporti con gli Stati arabi e ricostruire il diffuso sistema di relazioni economiche anche con una costante e massiccia presenza dell'Italia in quelle aree. Tale impostazione deve essere funzionale a una nuova penetrazione economico- commerciale delle grandi imprese italiane in Nord Africa e Medio Oriente quasi completamente esautorate dalla attuale inerzia del governo italiano.

La diplomazia bilaterale mediterranea deve essere, quindi, uno strumento di penetrazione culturale e di sostegno all'iniziativa dei grandi gruppi italiani, per creare occasioni di espansione industriale e commerciale, e, soprattutto, stabilire canali di approvvigionamento petrolifero e del gas garantiti a costi di favore e di incrementare uno scambio commerciale a doppio senso tra l'Italia e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Il primo di questi obiettivi è il perseguire la stabilità geopolitica dell'area mediterranea e, in particolare, dello scacchiere arabo e medio orientale (Siria, Turchia, Armenia, Azerbajan e Grecia). Per quanto riguarda la Grecia è essenziale sostenerla nel suo confronto con la Turchia al fine di garantire la sicurezza nello scacchiere del mare Egeo fondamentale per l'Italia e l'Europa.

Contenere la politica muscolare della Turchia che in questi anni si è manifestata con un interventismo in diversi settori dello scacchiere mediterraneo, da quello siriano a quello libico fino alle provocazioni nel mar Egeo contro la sovranità greca delle acque del mare Egeo. Bisogna ricordare che il "lassai faire" dei Paesi europei nei confronti della Germania nazista, invece di evitarla, portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Prevenire, contenendo ed ostacolando la politica aggressiva della Turchia, potrà evitare ulteriori e più estesi conflitti alle porte dell'Unione europea. La sicurezza e la pace nel mondo arabo, posto a pochi passi dal Canale di Sicilia, deve rappresentare un obiettivo cruciale per la diplomazia italiana. L'equilibrio geopolitico è presupposto irrinunciabile per garantire al paese un contesto adeguato per la crescita economica e lo sviluppo sociale in relazione ad un armonico confronto diplomatico col mondo arabo, in grado di garantire il complesso degli interessi italiani. Al momento la diplomazia italiana è pervasa da molte contraddizioni in politica estera sempre in bilico tra la vocazione mediterranea (molto attenuata in quest'ultimo periodo e messa in secondo piano rispetto a quella francese) e l'ortodossia euro-atlantica, che porta ad affermare che è una diplomazia, per così dire, strabica e poco efficace.

Pertanto, vi è la necessità per l'Italia di essere presente nello scacchiere mediterraneo, per garantirsi uno spazio politico nelle vicende del mondo arabo e non solo, visto l'importanza che quella area strategica va assumendo sia riferito alle vicende politiche-strategiche che riguardo al problema energetico riferito al versante orientale del mediterraneo a cui l'Italia non può rimanere esclusa.

E' la ricerca di una presenza politica deve giustificare un nostro frenetico attivismo. L'Italia non deve rinnegare

l'idea di una nazione-ponte tra l'Europa e il Levante mediterraneo, riconoscendo al nostro paese un'unicità storica, politica e culturale tra le nazioni del vecchio continente.
  Emblematico in questo senso è il neoatlantismo che la DC, da Giovanni Gronchi, Amintore Fanfani e lo stesso Mattei, ha sempre sostenuto come elemento prioritario della sua politica estera. E proprio l'ideale neoatlantico, rivisto e corretto, è uno dei principi che si deve perseguire come iniziative diplomatiche italiane nel Mediterraneo.

Tutto ciò non ci deve far dimenticare la tradizionale amicizia con lo Stato di Israele, unica nazione tradizionalmente democratica ed anche unica in quello scacchiere geografico, assicurando la sua sicurezza.

Per quanto riguarda tutto il continente africano è opportuno non lasciare spazio e campo libero alla sola Cina, unica nazione che in questi anni, è impegnata attivamente in una politica di progressiva espansione culturale, commerciale e militare in quel continente.

L'Italia deve essere presente in quello scacchiere geografico anche per supportare l'azione della Francia che in questi ultimi anni ha visto ridimensionato fortemente il suo ruolo di potenza ex coloniale e di sostegno ai paesi africani di lingua francese. Anche qui in un quadro di rispetto per quel continente ma soprattutto in un rafforzamento degli scambi commerciali/culturali e non di quelli militari.

Altro scacchiere importante per la diplomazia italiana è senz'altro quello latino americano. In considerazione della forte presenza di cittadini italiani o di origine italiana non possiamo essere assenti da quel continente. La diplomazia italiana deve tendere a salvaguardare i nostri interessi in quel contesto geo-politico, anche proponendo a quei paesi una loro maggiore integrazione politica ed economica con un collegamento sempre più stretto con i paesi europei mediterranei quali l'Italia, la Spagna e il Portogallo. Il sentire comune deve portare ad una politica di maggiore integrazione economica, politica e sociale che porti allo sviluppo del continente sud americano.

Questo si deve sviluppare anche con una politica di forte presenza culturale dei paesi del sud Europa con continui scambi con le realtà culturali latino-americane.

La nostra politica estera nei confronti della Russia non può prescindere da una azione sì di intesa con quanto proposta e sostenuta dall' U. E. ma, essa deve tendere a   sviluppare azioni tese a sviluppare quelle forti relazioni politiche ed economiche che sono sempre state alla base delle relazioni tra l'Italia e la Russia in un'ottica di reciproco rispetto. Per questo bisognerà chiedere, con forza, alla federazione Russa, il suo ritiro dalla striscia della Transnistria (di fatto sottratta) e la sua riconsegna alla Moldavia.

Per quanto riguarda questo Paese è necessario avviare una politica di maggiore integrazione con l'U.E., per addivenire in tempi relativamente brevi ad una sua integrazione.

Gli interessi dell'U.E. in generale devono però tenere conto di quelli che sono gli interessi dell'Italia. Pertanto, la nostra politica estera nei confronti della federazione russa si deve basare soprattutto sui nostri interessi che non sempre coincidono con quelli dei paesi europei soprattutto di quelli del nord Europa.

Altro capitolo importante è quello dei rapporti dell'Italia con la Cina e l'India. Due Paesi che da soli rappresentano un terzo della popolazione mondiale e quasi un quarto dell'economia mondiale. I rapporti dell'Italia con la Cina devono essere ulteriormente potenziati però in un quadro di riequilibrio commerciale e di salvaguardia dei diritti dei lavoratori cinesi al fine di evitare una concorrenza sleale con l'economia italiana. Chiedere, unitamente all'intera U.E., alla Cina il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, il rispetto delle opposizioni e delle minoranze interne e religiose.

L'India, altro grande Pese del continente asiatico, deve essere ulteriormente rafforzata la nostra presenza commerciale ma soprattutto culturale. Questo grande Paese può offrirci grandi potenzialità di sviluppo e di penetrazione per le nostre industrie e per i nostri prodotti specie agricoli.

Vi sono due temi importanti che la DC pone all'attenzione per quanto attiene la politica estera: il primo è inerente al riconoscimento dei diritti umani, concezione filosofico- politica che accolta come fondamento giuridico delle Costituzioni moderne, descrive i diritti inalienabili che ogni essere umano possiede. Ad ogni individuo pertanto, spettano tutti i diritti e tutte le libertà senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione a tutela dei soggetti deboli (ossia donne, bambini, rifugiati e migranti), della pace e dell'ambiente e la garanzia all'assistenza umanitaria.

La DC è: contro la discriminazione razziale; contro la discriminazione verso le donne; contro la tortura, le pene o i trattamenti crudeli, inumani o degradanti; per la tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; per i diritti dei lavoratori migranti e dei loro familiari; per i diritti dei disabili. Secondo non per importanza e strettamente collegato alla posizione delle donne, delle donne disabili e dei disabili meritevoli nei posti decisionali o di potere.

Nel "Commento Generale n. 7" del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in tema di partecipazione delle persone con disabilità e gli obblighi degli Stati ai sensi degli articoli 4, paragrafo 3 dello stesso Commento Generale, nell'elaborazione e nell'attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la Convenzione, così come negli altri processi decisionali relativi a questioni concernenti le persone con disabilità garantire la partecipazione di donne e minori con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative, comprese quelle che rappresentano donne e minori con disabilità, nello sviluppo e nell'implementazione di legislazioni e politiche di attuazione della Convenzione e in altri processi decisionali, incoraggiare e facilitare la creazione di organizzazioni di donne e ragazze con disabilità, quale ad esempio un meccanismo che consenta la loro partecipazione alla vita pubblica, su base di eguaglianza con gli uomini con disabilità, attraverso le proprie organizzazioni. Promuovere l'inclusione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale - che sta alla base delle norme contenute nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, perché l'inclusione è un concetto diverso dall'inserimento e dall'integrazione. Il diritto umano ad essere incluso non dipende infine dalle risorse disponibili, bensì dalla consapevolezza che tutti gli esseri umani hanno i medesimi diritti.

  In ambito europeo la DC deve proseguire nel solco tracciato dai padri fondatori dell'UE (Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman, Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi) i quali auspicarono una istituzione comunitaria dotata di poteri politici, economici, fiscali e di spesa.

Un progetto finalizzato alla creazione di un Europa attenta ai bisogni dell'uomo, solidale e solidaristica, unificante e non sovranista, una politica rivolta alla salute della persona, al comportamento cristiano per un nuovo Umanesimo. Un'Europa autenticamente democratica che rifugga dalle tentazioni nazionalistiche ed autoritarie (vedasi Polonia e Ungheria), che persegua l'innovazione tecnologica, la transizione verde ed ecologica, uno sviluppo ecosostenibile, un'Europa attenta alle aeree più arretrate del continente e che si ponga l'obiettivo del loro sviluppo; che guardi ai Paesi del sud-europeo, quale naturale ponte ideale verso l'Africa e la sponda nord del Mediterraneo ed inoltre, che superi il dogma del limite del deficit pubblico al di sotto del 3% del PIL. L'Unione europea deve confrontarsi con sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno. Conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche, insieme, dovremo essere determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire a tutti i cittadini europei sicurezza e nuove opportunità.

E' necessario rendere l'Unione europea più forte e resiliente, attraverso un'unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L'unità è sia una necessità che una libera scelta. Agendo singolarmente i Paesi europei sarebbero tagliati fuori dalle dinamiche mondiali, restare uniti è la migliore opportunità che si ha di influenzare e di difendere gli interessi e i valori comuni dell'Europa.

Bisogna agire congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come si è fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. L'Unione che la DC propone è quella indivisa e indivisibile.

Per il prossimo decennio 2021-2030 dobbiamo tendere ad una Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Globalizzazione che deve essere intesa come chiave per favorire lo sviluppo dei popoli nel rispetto dei diritti e degli interessi di tutti i cittadini e non già, come è successo fino ad ora, con la loro perdita, dove l'economia e la finanza sono state favorite a discapito delle nazioni e dei popoli. Si deve tendere a un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica, che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i valori fondanti dell'UE e si impegnano a promuoverli. Sulla base di tali principi la DC propone un programma che prevede:

- " Un'Europa sicura: un'Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace ed unitaria, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un'Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

- " Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; con un mercato unico e forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte che creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese. Un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria, in cui le economie dei vari Stati che la compongono convergano difendendo e solidarizzando con quelli economicamente più deboli e svantaggiati, per consentire loro di crescere e svilupparsi, mettendosi a pari con quelli economicamente più sviluppati; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.

" Un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; che si preoccupi che i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliore e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.

" Un'Europa più forte sulla scena mondiale: un'Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l'Africa e nel mondo, pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un'industria della difesa più competitiva e integrata. Un'Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza (attraverso l'istituzione di una Polizia federale) e difesa comuni (attraverso un esercito federale), anche in cooperazione e

complementarità con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica verde, globale e positiva.

In tale ambito è necessario che l'Italia si faccia interprete presso l'U.E. della necessità di avere come lingua franca per i lavori comunitari, il Latino, che serva ad unire tutti i Paesi e tutti i cittadini europei facendoli sentire parte di un unico progetto che non può più essere l'inglese, a seguito anche e, soprattutto, dell'uscita della Gran Bretagna dall'ambito comunitario.

La politica comunitaria della DC deve tendere verso questi obiettivi, ferma nella convinzione che il futuro dell'Europa è nelle mani degli europei e che l'UE è il migliore strumento per conseguire tali fini. Bisogna dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai cittadini e dialogare con i parlamenti nazionali. Si propone, altresì, una collaborazione a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà, lasciando ai diversi livelli decisionali, sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell'Europa. La DC propone che l'UE tenda verso uno stato federale, ad uno Stato europeo Centrale che conviva, in sovrapposizione, con i 26 Stati nazionali.

Il presupposto, è che in un determinato territorio (Europa) esistano degli interessi generali europei e degli interessi differenziati degli Stati, per cui conviene che lo Stato centrale federale deve provvedere al soddisfacimento dei bisogni di interesse generale e che gli Stati provvedano, differenziatamente, a soddisfare i rispettivi bisogni distinti.

Corrispondentemente deve essere creato, rispettivamente, un sistema fiscale centrale federale e altrettanti sistemi fiscali statali, quanti sono gli Stati.

Per quanto riguarda i bisogni di interesse generale, il fatto che essi siano generali comporta che siano comuni a tutti.

Per questo, lo Stato centrale federale deleghi la relativa gestione agli Stati, dopo avere fissato gli obiettivi quantitativi, da attuare uniformemente in tutti gli Stati e la dotazione dei congrui strumenti finanziari.

Per quanto riguarda i sistemi fiscali, il criterio di prima approssimazione è che, ad ogni livello di enti, corrisponda un rispettivo sistema fiscale. Ma questi sistemi a più livelli non sono neutrali tra i livelli di Stati (lo Stato centrale federale e gli Stati) perché le persone, le merci, i capitali devono circolare tra i livelli di Stati.

Questo fatto porta alla necessità di regolare le interferenze. Il modo ritenuto più corretto è che venga pensato un sistema fiscale unitario per la Federazione e che al suo interno sia fatta una ripartizione delle imposte tra gli Stati, ad es. quali imposte attribuire allo Stato centrale federale e quali agli Stati federati.

Sintesi dei temi considerati per la nuova UE

- Bilancio più forte nel cuore della zona euro - BCE come banca federale e di ultima istanza
- investimenti comuni (superministro) - eurozona sottoposta a un controllo democratico" (Parlamento ad hoc) - budget non per mutualizzare i debiti pubblici accumulati dai singoli Paesi"- immigrazione
- difesa "una forza militare comune d'intervento" con budget comune di difesa progressivo
- accademia europea di intelligence - procura europea anti-terrorismo - protezione civile per rispondere a catastrofi come i terremoti e le inondazioni"
- immigrazione - polizia europea delle frontiere
- un ufficio Difesa
- università europee
- tassa sulle emissioni di gas serra - tribunale europeo
- agenzia per l'innovazione
- budget per gli investimenti dell'eurozona
- tassa europea sulle transazioni finanziarie destinata allo sviluppo dell'Africa europeo stesse regole per l'asilo politico
- stesse regole per le imprese, il diritto degli affari e i fallimenti
- difesa dell'acqua pubblica - della sanità pubblica - della scuola pubblica.

A titolo esemplificativo i Ministeri da istituire a livello in UE
- Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
- Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
- Politiche Sociali
- Difesa
- Giustizia
- Salute
- Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare
- Infrastrutture e dei Trasporti
- Politiche Agricole Alimentari e Forestali
- Economia e delle Finanze
- Interno
- Università e della Ricerca
- Sviluppo Economico
- Affari regionali e Coesione territoriale - Sport.

La Dc si deve collocare, in ambito europeo, in un gruppo politico di chiara ispirazione democratica, che non veda al suo interno, la presenza di forze sovraniste, antieuropeiste e di dubbia democraticità.

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COMUNICATO – Roma 19/01/2020
In margine ad un Convegno della "Federazione Popolare dei Democratici Cristiani"

PRECISAZIONI IN MARGINE:
"LA FEDERAZIONE POPOLARE DEI DEMOCRATICI CRISTIANI NON E' LA DC STORICA
MA UN ALTRO PARTITO

DEMOCRAZIA CRISTIANA storica:
"COMUNICATO In margine ad un Convegno della "Federazione Popolare dei Democratici Cristiani".

1.- LUCIANI: "LA FEDERAZIONE POPOLARE DEI DEMOCRATICI CRISTIANI NON E' LA DC STORICA, MA UN ALTRO PARTITO, LEGITTIMO", che Il 18 gennaio 2020 ha fatto a Roma, un Convegno su don Sturzo.
- ORGANIZZATORI : Giuseppe Gargani, Lorenzo Cesa, Mario Tassone, Ettore Bonalberti, Maurizio Eufemi, Renato Grassi. ALTRI : Lillo Mannino, Gianfranco Rotondi, Clemente Mastella.

2.- A nostro avviso, Chiunque può fare un partito nuovo, ma in una lealtà che non stravolga il senso delle cose.
Secondo noi, la Federazione è un tentativo di recupero elettorale degli ex della UDC e di altri spezzoni ex-DC, per arginare un crollo elettorale. Si tratta di veterani della vecchia DC, che potranno e dovranno avere ancora un ruolo, ma a certe condizioni, nella DC storica in marcia, ormai in arrivo.

3. – Circa la situazione elettorale della UDC, i fatti sono :
a) voti 2,6 milioni di voti nel 2006 (in compagnia con FI), a cui vanno aggiunti 534.000 voti di UDEUR.
b) voti 608.000 nel 2013; 427.000 nel 2018 (compresi partitini fuori-usciti da FI).
Il motivo del calo elettorale è l’assenza totale, per anni, di programmi e azioni, che piacessero agli italiani, nemmeno l’ombra della vecchia DC; anche avere svolto (troppo) un ruolo subalterno rispetto ad altri partiti .

4.- A questo proposito, merita segnalare che il processo di riunificazione delle DC (tutte legittime, ma diverse), era partito nel 2010 (dopo che la Cassazione aveva chiarito che la vecchia DC era stata sciolta con procedimento errato, e dunque giuridicamente ancora esistente).
Ma, causa molti ostacoli, si dovrà pervenire al 2016, quando alcuni volonterosi (Nino Luciani e altri) ottennero dal Tribunale di Roma la autorizzazione a convocare l’Assemblea dei soci per nominare gli organi, tutti decaduti.
La riunione avvenne il 25/26 feb 2017 con la nomina di un Presidente (G. Fontana), che doveva portare ad un congresso sùbito, e che fu fatto il 14 ott. 2018, ma poi annullato (dalla Assemblea dei Soci il 12 ott. 2019) per irregolarità del procedimento (indirettamente confermate dalla Cassazione nell’aprile scorso, nelle elezioni europee: “la DC rappresentata da Troisi-Grassi non ha collegamento con la DC storica"). Esso aveva nominato Renato Grassi, come segretario, ma illegittimamente.
Adesso quel congresso è in programma per il 29 feb. 2020, e spetta a noi convocarlo, come da mandato del Tribunale di Roma.

5.- In una visione complessiva di riedizione della DC storica, che unisce le forze su un programma economico e sociale per l’Italia, va distinto un ruolo dei veterani in generale da un ruolo dei giovani di area cattolica e non cattolica con uguali valori. Il ruolo dei veterani dovrà essere quello del buon consiglio; il ruolo dei giovani (ma preparati) dovrà essere quello del governo della DC.
Se questo è anche l’intento dei veterani, ci sarà spazio per tutti, per ulteriormente ampliare il processo di ricostruzione della DC storica.

6.- In ogni caso sia chiaro, fin da ora, che la ricostruzione della DC dovrà fondarsi sui valori che hanno fatto grande l’Italia (economia mista tra Stato e Mercato, moderata fiscalità, interclassismo, pluralismo sociale, lavoro per tutti) ; ma senza fare finta di niente circa le grandi "deviazioni" degli anni '90" che avevano fatto della DC una proprietà privata di alcune correnti corrotte, le cui conseguenze più appariscenti sono il grande debito pubblico, ereditato, e che tuttora blocca l' Italia.

IL PRESIDENTE NAZIONALE AD INTERIM, DELLA DC storica
(NINO LUCIANI)

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COMUNICATO – Roma 14 dicembre 2019
Riunione di alcune Associazioni che si richiamano alla Democrazia Cristiana

DE SIMONI, LUCIANI, SANDRI : VOLONTA' DI RIUNIFICARE LE DC

1.- Il 14 dicembre 2019 ha avuto luogo a Roma, una riunione di tre associazioni che si richiamano al Partito della Democrazia Cristiana.
Le tre Associazioni (rispettivamente rappresentate dal Rag. Franco DE SIMONI, dal Dott, Angelo SANDRI (delega al Comm. Rodolfo CONCORDIA ed al Sig. Andrea TURCO), dal Prof. Nino LUCIANI, e Altre “avevano concordato”, il 15/11/2017, di “procedere alla riunificazione, nella Democrazia Cristiana, di tutte le loro presenze politiche” e di costituire, a tal fine, un “comitato coordinatore che conduca le presenze politiche ad un congresso unitario della Democrazia Cristiana”.
2.- Al termine della discussione, le tre Associazioni hanno confermato la attualità dell’accordo, e concordato di ritrovarsi a breve per fare la riunificazione mediante un congresso unitario, sulla base di un apposito Statuto.
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- Per il testo originale dell'accordo, clicca su: Accordo 15 nov. 2017 .
[1] Nino Luciani, Nota storico - giuridica: perché tante DC ?.
1.- Dopo il presunto scioglimento della DC (1994) c’era stata la proliferazione delle DC,  dovuta al fatto che, si erano costituiti vari partiti di derivazione politica DC, per spartirsi il patrimonio e dare un ordine alla successione, ma infine generando varie cause, durate anni, in quanto i presunti successori vantavano dei rispettivi diritti di precedenza, differenziati, che tuttavia vennero chiuse dalla Cassazione stessa, nel 2010, perché infondate (PP, CDU, DC di Sandri ... nessuno aveva diritti di successione, perché la DC "non era stata mai sciolta"). Rivoluzione Cristiana di Rotondi non era nel processo, ma la negazione del diritto di successione valeva per chiunque lo vantasse, prima o dopo la sentenza.
  Dopo il 2010, vari partiti di derivazione DC avevano svolto ulteriori iniziative ma, questa volta, per riorganizzare la DC (“mai sciolta”). Esse erano basate sul diritto di  “auto-convocazione”, ma furono tutte nulle.

Per Statuto, le iniziative di “auto-convocazione” sono fondate sugli artt. 22, 23, 31 dello Statuto.
Precisamente
-  l’art. 22 dispone che, per realizzare una auto-convocazione, vadano raccolte le firme di 1/5 dei membri dell’organo da convocare, di cui all’art. 31;
- e, per l’art. 23 la convocazione di organi diversi dalle sezioni, non può farsi con l’avviso per pubblico.
  Inoltre, per una sentenza del Tribunale di Roma (giudice Romano, 2012) sulla convocazione del CN della dc, la convocazione deve farsi in base all’art. 8 delle disposizioni del codice civile.
  Su questa base nessuna delle auto-convocazioni poteva essere valida, sia per decadenza di tutti gli organi, sia per impossibilità di raccogliere il numero sufficiente delle firme, tra l’altro, perchè il numero dell’elenco dei soci del 1992/93 era abnorme, sia perchè l’elenco era scomparso.

  Poi, nel 2012, alcuni notabili della vecchia DC (C. Darida, G. Fontana. Altri), provarono a celebrare un Congresso per la nomina degli Organi (tutti decaduti), con procedura di convocazione del tutto avulsa dallo Statuto e oltre che per errato avviso (ossia in contrasto con il codice civile), infine dichiarato nullo dalla Magistratura, per vizi procedurali.
  Per questa circostanza fu ricostruito l’elenco dei soci per auto-dichiarazione, ai sensi del D.P.R. 445/2000 , lett. v, vale dire  il socio dichiarava di essere stato socio nel 1992/93 e di voler continuare ad essere socio.
  Quell’ elenco fu depositato presso il tribunale civile di Roma e il giudice, pur annullando il congresso, dichiarò di non voler pronunciarsi (nè a favore, nè contro) circa la sua validità.

 
2.- Solo nel 2016 fu maturata l'idea di porre in esplicito al Tribunale di Roma il problema della impossibilità di applicare lo Statuto, per decadenza di tutti gli Organi, contestualmente alla tesi della possibilità di supplirvi attivando il codide civile.
  Precisamente, l'art. 36, presuppone l'esistenza di una assemblea dei soci e di un suo presidente e l'art. 20 prevede la possibilità dela sua attivazione mediante la domanda del 10% dei soci. A quel punto bastava che il Tribunale accettasse il suddetto elenco,  quale ultimo elenco disponibile, cosa che avvenne.
  La domanda (avanzata da 5 firmatari: Nino Luciani, Alberto Alessi, Renato Grassi, Renzo Gubert, Luigi D'Agrò) fu accolta dal Tribunale, e l'assemblea dei soci  fu convocata per il 25/26 feb. 2017, con l'obiettivo di nominare gli Organi
Si rileva che Angelo Sandri è anche socio della DC autorizzata dal Tribunale e lo è anche Franco. De Simoni.

3.- Questa operazione è, tuttavia, di nuovo sub judice perchè contestata da "alcuni DC", con motivazioni assolutamente pretestuose (“doversi usare il vecchio elenco del 1993”, che è scomparso, ma anche non fruibile essendo impossibile raccogliere le firme, pari al 10% di oltre 1.000.000 di iscritti, in parte morti e passati ad altri partiti).

4. Nel periodo successivo,  la DC (sia pur con la riserva della conclusione della causa in corso), ha fatto, poi, il XIX congresso (14 ott. 2018) per la nomina degli Organi.
Ma esso non è andato a buon fine, perchè è stato dichiarato nullo dalla Assemblea dei soci il 12 ott. 2019, causa gravi irregolarità procedurali dei congressi locali  (Lazio, Calabria, a cui ultimamente si è aggiunta la Sicilia) e con la delibera di doversi ri-fare il XIX congresso.
  Attualmente  il procedimento per rifare il XIX congresso è  già in corso di attuazione.

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EDIZIONI PRECEDENTi

Verso la concreta ricostruzione della
GRANDE FAMIGLIA DEI DEMOCRISTIANI

PROGETTO DI CONFEDERAZIONE PARITETICA
Primo passo  concreto sulla via della rinascita della DC storica,
sia pur non in termini giuridici, ma nella sostanza.
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CDU, DCN e FNMRDC

COMUNICATO
Roma 2 aprile 2014

   Il giorno 2 aprile 2014 si sono riuniti a Roma, i rappresentanti:
-  del CDU - Cristiani Democratici Uniti,
-  della DCN - Democrazia Cristiana Nuova,
-  della FNMRDC - Federazione Nazionale dei  Movimenti Regionali della Democrazia Cristiana

   per valutare la possibilita' di realizzare una Confederazione Paritetica dei rispettivi Partiti in vista della ricostruzione della GRANDE FAMIGLIA DEI DEMOCRISTIANI, con unico simbolo che sara' definito di comune intesa.
    Le parti valutano positivamente la soluzione prospettata, e aperta a tutti i partiti e movimenti di derivazione democristiana e liberale, disponibili a ritrovarsi per la difesa degli ideali sturziani e degasperiani.

  Gli iscritti ai partiti aderenti alla Confederazione potranno essere titolari della doppia tessera:
- quella del partito da cui si proviene
-  e quella della Confederazione.

   La Confederazione ritiene indifferibile una riforma costituzionale e elettorale che garantisca all'Italia:
  a) governi di durata pari alla legislatura, in sistema di alternanza dei partiti al governo, nell'ambito della repubblica parlamentare;
  b) i diritti del parlamento e il suo buon funzionamento.

   La Confederazione si impegna fin d'ora a mobilitare nel Paese ogni energia per contrastare il disegno costituzionale e la riforma elettorale dell'attuale intesa PD-FI, che cancella pluralismo, rappresentativita' degli eletti e partecipazione, che minacciano la democrazia.
   Per le riforme costituzionali e' necessario procedere con il sistema proporzionale puro in modo da garantire tutte le espressioni politiche del Paese. La polarizzazione dei partiti eletti puo' essere ottenuta in sede parlamentare attraverso incisive modifiche del Regolamento, elevando significativamente la soglia minima per la costituzione dei gruppi parlamentari.


ALBERTO ALESSI, UGO GRIPPO, MARIO TASSONE

 

 

STATUTO DC 1984 (fotocopia testo originale vigente - XVIII congresso)

Tag: democrazia cristiana, riorganizzazione, partito popolare europeo, PPE Fontana, Alessi alberto, Lisi raffaele, comitato nazionale convocazione XIX congresso DC storica, cugliari emilio.
  Riceviamo e giriamo  
      COMITATO NAZIONALE della DEMOCRAZIA CRISTIANA
Sede a Lecce, Via Taranto 152 
TEL. 349 0802995
          

COMUNICATO STAMPA
Riunione Direttivo a Roma il 18 gennaio 2014

 

Ieri 18 gennaio 2014 si è riunito a Roma, in via Lucullo 3, il Direttivo del Comitato Nazionale ex-art. 39 c.c. per la riconvocazione del XIX congresso della DC storica, preso atto della Ordinanza del Tribunale Civile di Roma, del 28 marzo 2013, che aveva sospeso gli effetti del XIX, che aveva eletto Gianni Fontana come Segretario Nazionale, ed attualmente auto-dirottato verso la cosiddetta "Associazione DC" (vedi: http://www.ilgiornale.it/news/interni/e-mauro-vuole-riportare-galla-balena-bianca-983935.html ).

Alla riunione hanno partecipato i Coordinatori regionali e provinciali del Comitato Nazionale degli iscritti alla DC del 1992/93, costituito il 20/10/2012, per dar vita e riorganizzare il Partito in attuazione delle sentenze di Corte d'Appello e di Cassazione a Sezione Unite Civili che hanno sancito che la storica Democrazia Cristiana non e' mai stata sciolta e che nè il CDU nè il PPI nè Sandri né Pizza né altri hanno diritto a usarne il nome o il simbolo nè possono esserne eredi o continuatori giacche' essa non si e' mai estinta.

Nella riunione si e' discusso e stabilito modalita' e tempi per l'organizzazione del XIX Congresso Nazionale Straordinario della storica DC per eleggere i nuovi quadri dirigenti.

E' stata istituita una commissione di lavoro che porra' in essere le procedure necessarie ad impedire a chiunque usa o usera', impropriamente ed indebitamente, il nome o il simbolo o entrambi della storica DC.

Il Comitato Nazionale si riunira' ancora l'8 febbraio p.v.; chiunque dei vecchi iscritti del 92/93 vorra' aderire al Comitato Nazionale puo scrivere a:
comitatonazionaledc@libero.it,   o telefonare al 349 0802995. http://www.comitatonazionaledc.it/

Tutti coloro, iscritti DC del 1992, che desiderano essere convocati per il Congresso, dovranno inviare copia della tessera di iscrizione o l'autocertificazione di iscrizione entro il termine massimo del 28 febbraio 2014.

                                          p. il COMITATO:  Emilio Cugliari, Vice Presidente  

 
     
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DEMOCRAZIA CRISTIANA NUOVA
Sede in BOLOGNA, Via Titta Ruffo 7  

           Il Segretario Nazionale
    
ON. DOTT. ALBERTO ALESSI
            
Tel. 331 2974048                

COMUNICATO  STAMPA Roma 5 dicembre 2013

Sentenza Corte Costituzione: abolizione legge elettorale "Porcellum"

    Preso atto che la Corte Costituzione, abolendo alcune parti della legge elettorale in vigore, l'ha trasformata in legge proporzionalista pura, con una preferenza, la DC Nuova ritiene che:
-  la legge risultante sia la retta via per restituire all'Italia una soluzione coerente con la Costituzione proporzionalista attuale, salvo per le integrazioni di cui si dirà nel seguito;
- che per la DC storica, e oggi per la DC Nuova, il problema primario della governabilità non era la legge elettorale, ma il fatto che i governi vivessero sulla fiducia delle Camere, revocabile in ogni momento.
    La DC Nuova ritiene, per contro, che la retta via sia risolvere il problema della instabilità dell'Esecutivo, con governi di legislatura mediante:
     a) Elezione diretta del Premier, da parte del popolo ( sfiduciabile dal parlamento solo per determinati casi gravi, es. attentato alla Costituzione, ...);
     b) oppure elezione del Premier per 5 anni, da parte del parlamento (e sfiduciabile solo per determinati casi gravi, es. attentato alla Costituzione, ...).
  Inoltre il premier (non il presidente della Repubblica) nomini e revochi i ministri.
   Si  rimarca che la fiducia va attribuita al Premier, non al Governo, in quanto il Premier deve poter nominare e revocare i ministri, all'occorrenza.
    Per quanto riguarda il Parlamento, ferma la rappresentanza proporzionale pura, si propongono correttivi alla frammentazione, non mediante sbarramenti all'entrata, ma alzando notevolmente la soglia numerica per la costituzione dei gruppi parlamentari (oggi 20 membri alla Camera, 10 membri al Senato), in modo da rendere possibili due soli gruppi, mediante afferenza a due ipotesi alternative: un gruppo di centro-destra o un gruppo di centro-sinistra.
     In alternativa, una via idonea può essere l'attuale legge elettorale dei Comuni, e da estendere al parlamento nazionale.

 
     

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On. Avv. Gianni Fontana

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IN  VISTA  DELLA RIORGANIZZAZIONE
DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

"partito" mai sciolto ai sensi della sentenza
della Corte di Cassazione n. 25999/10

depositata a Roma il 23.10.2010

Per l'unità dei cattolici, in un partito che guarda al PPE - Partito Popolare Europeo

Dopo le ordinanze della Magistratura, di sospensione degli effetti del XIX Congresso della Democrazia Cristiana,
e la convocazione  dei quadri del partito, dal Segretario Naz.le On. Avv. Gianni Fontana, a Roma, il 6 aprile 2013.

DOCUMENTO
di discussione
della riunione dei quadri DC della Emilia Romagna, del 3 maggio 2013 ,
con la partecipazione dei Referenti Regionali del Veneto, Lombardia, Toscana
e dei Consiglieri Naionali Ettore Bonalberti e Silvio Fregonese

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Argomento:

   a) riprendiamo il cammino della riorganizzazione della DC, mai sciolta ai sensi della nota sentenza della Cassazione ;
   b) ma non solo questo: preso atto che sono venuti meno gli organi eletti dal XIX Congresso, serve costruire degli strumenti
      immediatamente operativi, pur se non ancora ottimali.

                                                                                    
   
   PARTE I - La premessa.
   E' ancora vivo in noi il ricordo del XIX Congresso, a novembre 2012, a Roma. Arrivate 1800 persone a Roma per dare una voce "unitaria" ai Cattolici in Italia, ed eletto alla unanimità un Segretario Nazionale, amato subito e con un progetto politico condiviso alla unanimità, ma anche alcune ipoteche di "signori delle tessere", poi risultate una palla al piede. Clicca su:
Congresso DC .
   Poi, dopo il Congresso, è tornato il vuoto. La DC, eletta, non c'era sul piano operativo. Infatti :
- a marzo (5 mesi dopo), non erano ancora stati organizzati gli Uffici;
- una ordinanza della Magistratura (per vedere l'originale, clicca su Ordinanza su XIX Congresso, depositata il 28 marzo 2013, aveva "sospesa" la efficacia del XIX Congresso, concernente la elezione del Segretario Fontana e del Consiglio Nazionale; e, di fatto, rimesso in carica il Segretario Amministrativo del patrimonio della vecchia DC.
   I motivi della sospensione erano, oltre la mancata convocazione personale degli aventi diritto
  (in quanto il giudice aveva negato a Darida l’autorizzazione alla convocazione per pubblici proclami), l'errato procedimento congressuale, in base allo Statuto (ossia, dovevano avere luogo, prima, i congressi provinciali, poi quelli regionali, infine il congresso nazionale).
  - altra Ordinanza (per vedere l'originale, clicca su Ordinanza su CN 30 marzo), depositata il 10.1.2013, aveva sospeso, per "mancata convocazione di tutti gli aventi diritto con avviso personale" (ai sensi dell'art. 8, Disp. di Att. cc., tenuto conto dell'art. 22 dello Statuto DC), la "efficacia della deliberazione del Consiglio Nazionale del 30 marzo 2012", concernente la nomina di Fontana Segretario Naz.le e la indizione del XIX Congresso.
   Al CN avevano partecipato 29 aventi diritto su 185 (necessario 1/5 dei componenti, ma su questo il Giudice non ha eccepito nulla).
   Tra i motivi "pesanti" (non dichiarati) dei ricorsi non si possono escludere questioni legate alla scomparsa del patrimonio della DC.

  PARTE II - Le proposte avanzate per rianimare l'azione politica.
  1) Le proposte nella riunione di Roma del 6 aprile 2013.
   Su due punti c'e' stata la unanimità:
   - riconvocare, per "auto-convocazione" il CN del 17 feb. 1989, e rifare il XIX Congresso, applicando le indicazioni del Giudice;
   - organizzare un tavolo, a cui chiamare tutte le anime della diaspora DC del 1992-93.
   Tuttavia, sul primo punto, e' stato osservato che occorrerà molto tempo, prima che la DC possa inserirsi nel percorso politico dell'Italia, mentre c'e' , invece, l'urgenza del suo ritorno immediato.
   Per la continuità dell'azione, Fontana ha proposto di costituire una Associazione.
   Alessi ha, invece, proposto un nuovo partito.
   Ultimamente si è, poi, venuti a conoscenza di ulteriori proposte, negli scorsi anni, per cui e' necessario un aggiornamento delle notizie, per approfondire la soluzione migliore e piu' condivisa. Vediamo meglio.

   a) l'Associazione di Fontana. Essa sarebbe una associazione politico culturale per continuare l'azione politica e raccogliere finanziamenti, oggi finiti.
   Essa dovrebbe richiamarsi alla storia e ai valori fondativi della DC, e riunire i principali attori del processo di ricomposizione della DC.
   Nel corso del dibattito, questa associazione e' stata ritenuta "debole" politicamente, pur se con il pregio di potere essere strumento di raccolta di fondi.

  Prima SOLUZIONE. Se il problema è che il Segretario vuole porre un termine all'anarchia, allora lo si affianchi subito con un Gruppo Dirigente Interregionale di volontari, nome e cognome, composto dagli attuali Reggenti del partito nelle varie regioni, e da quanti "Altri" (anche esterni) altro vogliano aggiungersi.

  b) il nuovo partito di Alessi. Denominato "DC PPI - LA DC PER IL POPOLO ITALIANO", esso sarebbe non "un nuovo partito della Democrazia Cristiana" ma un partito nuovo, con nuovo statuto, che punta alla regionalizzazione del partito, nel solco di don Luigi Sturzo e del padre Giuseppe, infine coronato dalla confederazione delle regioni, riunite tutte in uno statuto comune che darà forza al partito nazionale.
   Nel corso del dibattito, questa soluzione è stata riconosciuta avere il pregio di essere uno strumento immediatamente operativo, che permette la partecipazione alle elezioni politiche.
   Tuttavia, è stato anche stigmatizzato negativamente il trattarsi di partito aggiuntivo (di cui non c'è bisogno), e alternativo alla DC storica ancora viva nei nostri cuori, e dunque troppo dirompente rispetto all'obiettivo principale.

  2.- Le precedenti proposte.
   a) attivare un Comitato (di Lisi Raffaele), gia' costituito il 20 ottobre 2012, ai sensi dell'art. 39 del Codice Civile.
    Esso ha l'obiettivo di riorganizzare la DC, seguendo una via diversa da quella, ritenuta illegittima dalla recente ordinanza del Giudice, ma anche diversa da quella indicata dal Giudice.
   Precisamente sarebbe un Congresso nazionale straordinario indetto dal Comitato (non dal CN del 1989, perchè Lisi ritiene che esso sia decaduto dopo 3 anni dalla nomina (1989) e "aperto a tutti i soci iscritti della DC nel 1992/93", anziché la sequenza dei congressi provinciali, regionali, nazionale (perché non ci sono più le corrispondenti strutture decentrate).

   Nota. Pur se la tesi di Lisi (secondo cui il CN del 1989 è decaduto) è corretta, tuttavia questa decadenza non è stata rilevata dal Giudice, per cui si direbbe dover stare al Giudice.
    Il Comitato, inoltre, potrebbe presentare subito (alle elezioni) i partiti regionali già costituiti nelle Regioni. Questo Comitato, che ha articolazioni regionali, si scioglierebbe subito dopo la riorganizzazione della vecchia DC.

   b) attivare una  "Federazione Nazionale dei Movimenti regionali della Democrazia Cristiana" (DC regionali: LAZIO, SICILIA, EMILIA ROMAGNA, CAMPANIA, TOSCANA, VENETO, LOMBARDIA) (di Enrico Biserni), già costituita il 13 luglio 2011.
   Anch'essa ha i pregi e i difetti del partito nuovo di Alessi, ma (al contrario di quest'ultimo) si scioglierebbe dopo la riorganizzazione della DC.

  3.- SOLUZIONI DI SINTESI: Per una "nuova DEMOCRAZIA CRISTIANA, che guarda al PPE" (per Nota storica, clicca su: PPE ) .
   L'Italia si trova in un momento rifondativo della politica e della Governance dello Stato, nella sua Carta Costituzionale, mentre il mondo cattolico rimane assente, come espressione unitaria. In questa situazione, il persistere nel riorganizzare la DC, mai sciolta, rimane un obiettivo storicamente rilevante.
    Ma, al tempo stesso, non ci possiamo nascondere che occorrerà tempo, e il grande ostacolo verrà ancora da quanti hanno personalmente da temere dal recupero del patrimonio, da parte della vecchia DC.
   Quanto tempo ? Forse un anno, o forse mai, a causa dei tempi della giustizia, in Italia, e della nostra età media, avanzata.

   Come impostare il problema della scelta, tra le proposte. Le varie proposte di costituire uno strumento (subito operativo) pongono un problema reale. Proviamo a riesaminarle nella prospettiva del PPE Partito Popolare Europeo.

   a) La vecchia DC è stata fondatrice e membro del PPE, e vorrà tornare al PPE, a riorganizzazione conclusa. Questo ci dice che un nuovo partito della DC può avere un senso, se guarda al PPE quale erede della vecchia DC.

  b) E' un fatto che il XIX congresso è storicamente esistito, e anche la nomina di un nuovo Segretario nazionale è storicamente esistita. In termini storici, non esiste la distinzione tra fatti legali e fatti illegali, ma tra fatti che cambiano la storia dei popoli e fatti che non la cambiano. E dunque il nostro problema è di fare del XIX congresso un fatto che cambia la storia d'Italia.

  c) Per questo ha un senso aspettarci che il PPE non voglia ignorare la nota sentenza della Cassazione e il XIX, se il nuovo partito si pone come continuativo della DC. Questa aspettativa è fondata, a maggior ragione, se il nuovo partito è proiettato a ri-convocare un nuovo CN e un nuovo Congresso, seguendo le indicazioni della Magistratura.

   Il meglio sarebbe se il nuovo partito nascesse in sintonia con i dirigenti europei del PPE. Ma, in alternativa, potrebbe bastare (al momento)   l'alleanza del nuovo partito con un importante partito democristiano europeo, membro del PPE.
  Riterrei anche importante che Fontana chiedesse un incontro alla CEI-Conferenza Episcopale Italiana per informarla sul XIX Congresso DC e sulle due Ordinanze della Magistratura, ma non meno sulla sua determinazione a proseguire l'azione per l'unità dei Cattolici in politica.

   d) La questione del simbolo ? E' un fatto che la vecchia DC ha investito ultimamente in termini di immagine nello scenario italiano, per cui la costruzione di questa immagine non ricomincia da zero. E' un patrimonio morale, sia pur piccolo, ma che non va buttato. Va, poi, considerato che la velocità dei mass media, oggi, è come quella della luce. Dunque, non sarà una difficoltà insormontabile avvisare la popolazione che il tal nuovo simbolo ha preso il posto del vecchio. Basti pensare al PCI che ha già cambiato nome e simbolo 3, 4 volte, … e questo non ne ha impedito il riconoscimento dal popolo della sinistra. Personalmente io penserei al logo del PPE, con infilato dentro lo scudo crociato, magari in piccolo

  Nota. Non trascuriamo che la costituzione del nuovo partito (e che nessuno può impedire, perchè il fondare nuovi partiti è un diritto costituzionalmente garantito) avrà un effetto deterrente nei confronti di chi semina cause giudiziarie contro la vecchia DC. Infatti, se gli ideali, gli iscritti e il segretario sono i medesimi per entrambi, diventa difficile distinguerli politicamente e il nuovo aiuta il vecchio.

   4.- CONCLUSIONI. Proporrei che vengano messe in discussione le seguenti proposte:

    1) Attivare subito un Gruppo Dirigente inter-regionale di volontari, presieduto dal Segretario Naz.le Fontana, e composto dai Reggenti Regionali, e da quanti "Altri" (anche "esterni") sono disponibili, grosso modo 10-20 persone, con i seguenti compiti.
       a) governare gli affari correnti, in collaborazione con il Segretario Naz.le Fontanta;
       b) promuovere la convocazione del vecchio CN per "autoconvocazione" e poi del Congresso, direttamente o tramite un Comitato ai sensi dell'art. 39 del cc , preparato da una Conferenza programmatica;
       c) costituire subito un partito nazionale denominato: "nuova Democrazia Cristiana: verso il PPE" (vale dire, collocato dentro il PPE), con logo lo scudo crociato, ma pronto un logo sostituto, all'occorrenza.

   2) Il nuovo partito dovrebbe:
        - essere aperto agli iscritti del 1992, alla DC, e a quanti altri, nuovi, lo vogliano;
        - avere come Segretario Naz.le il medesimo della vecchia DC;
        - aderire al PPE.
        - il nuovo partito DC si fonderebbe con la vecchia DC, appena riorganizzata, ed assorbirebbe tutte le altre proposte di partito (quello di Alessi, quello di Biserni, e così via ).

 

EDIZIONI PRECEDENTI

 

IN   VISTA  DELLA NASCITA DI UN PARTITO DI CENTRO, DI MASSA POPOLARE
Cercasi democrazia normale per l'Italia
per un "governo di legislatura" ed una "opposizione" autorevole nella logica dell'alternanza al governo

Lettera aperta al Presidente Nazionale dell'UDC
On.le Dott. PierFerdinando CASINI
Bologna 23 febbraio 2009

- Al Presidente CASINI

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- Al Segretario Cesa
- Al Prof. Rocco Buttiglione
- Alla  Dr.ssa Cristina Marri, Segr. Prov.le UDC
       di Bologna
- All'On.le Galletti
- Al Sen. Follini

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- A On. Dr. D. Franceschini Segr. Naz. PD
- A On.dr. P. Fassino
- A On. PL. Bersani
- A On. Dr. M. D'Alema
- A 'On.le W. Veltroni
- Al Sen. Follini

   Sintesi: Se Franceschini ti chiamerà, non buttare via l'occasione per approfondire la possibilità di ricostruire
               il "partito di centro che guarda a sinistra", federato col PD il "partito di sinistra che guarda al centro".
               Andrebbe anche pensato se anticiparne "una" sperimentazione nelle elezioni amm.ve di giugno.

Caro Presidente,

   dopo che hai buttato via la prima grande occasione per ricostruire il "partito di centro che guarda a sinistra" (è la definizione di Democrazia Cristiana, data da A. De Gasperi), la qual cosa avresti potuto fare nel 2008 votando a favore del Governo Prodi (nel momento delle dimissioni);
   e dopo che, come risultato, l'UDC è stata collocata nel limbo, causa sbarramento legge elettorale;
   ecco che un secondo treno sta forse ripassando.
  Il quadro di riferimento è la crisi del PD-Partito Democratico, la quale evidenzia l'assenza di una "forza di opposizione" autorevole in Italia, che agisca nella logica dell'alternanza al governo, tra due grandi partiti. Qualora perdurasse questa assenza, la democrazia correrebbe pericoli gravi in Italia, date le circostanze.
    Ritengo fondamentale:
    1) che l'UDC non perda questa seconda occasione storica (potrebbe essere l'ultima) della possibilità di concorrere alla costruzione di una grande aggregazione con un programma largamente condiviso, dai due partiti UDC e PD:
l'uno di "centro che guarda a sinistra", e l'altro di "sinistra che guarda al centro".
    2) La forma dell'unione potrebbe essere quella della federazione. La gestione pro-tempore del PD, data a Dario Franceschini, potrebbe essere un ottimo viatico verso l'obiettivo.
    3) La nuova forza politica dovrebbe fare appello alle forze laiche e cattoliche, comprese quelle minuscole, oggi ancora disperse tra molti rivoli, e da accogliere seriamente nella nuova casa.
    4) Il programma dovrebbe:
        a) avere contenuti morali forti, centrati sulla tradizione cristiana e laica europea;
        b) optare per l'economia di mercato (ma con regole di rinnovata correttezza, dettate dallo Stato, tra cui in campo bancario, ripristinando in parte la separazione tra banca e industria, già nella ex-legge bancaria del 1936) e puntanto più sulla qualità della Stato, che sulla quantità (grosso modo: 45% allo Stato e 55% all'economia di mercato - oggi è invece il contrario, in termini di rapporto tra spesa pubblica e PIL).
        In particolare il ruolo economico-sociale dello Stato dovrebbe non andare oltre le grandi infrastrutture, la proprietà statale di alcune imprese operanti in settori altamente strategici (come le fonti di energia), i servizi pubblici fondamentali (scuola-università, sanità, giustizia, i beni primari garantiti a tutti i "cittadini" e "non cittadini", sicurezza interna, difesa nazionale), il riordino delle autonomie locali (sotto l'aspetto della dimensione territoriale, e riservando i poteri fiscali locali alle sole Regioni), il proseguimento del cammino verso l'unità politica europea.
       c) Come nelle grandi democrazie, il parlamento dovrebbe avere la rappresentanza fondata sul bipartitismo (non su un bipolarismo eterogeneo), per consentire agli elettori scelte chiare fin dalle elezioni politiche; e reintroducendo il voto di preferenza (un solo voto di preferenza). Lo sbarramento del 4% è una necessità, per rendere possibile il funzionamento del parlamento con effettiva capacità di decisione.
       d)  La forma di governo dovrebbe essere una repubblica semi-presidenziale, vale dire con elezione diretta del capo del governo, ma conservando il ruolo del capo dello Stato per la garanzia di costituzionalità delle leggi e dei decreti del governo. Questo permetterebbe di avere un governo di legislatura, con una prospettiva programmatica di medio-lungo termine.
     Cordialmente. Bologna 20 feb. 2009

P.S. Andrebbe pensato se anticipare "una" sperimentazione dell'aggregazione già nelle prossime elezioni amm.ve .

Prof. Nino LUCIANI
Ordinario di Scienza delle Finanze nell'Università di Bologna
Già tessera DC n. 080290060005001130 del 1985

 

Costituzione di  "COMITATO  PROMOTORE  di una  NUOVA LEGGE   ELETTORALE"

Centro studi per l'
IMPEGNO Politico dei CATTOLICI


- Ai PARTITI, MOVIMENTI e ASSOCIAZIONI CATTOLICHE e LAICHE MODERATE
, già partecipanti il 19 gen. 2007:
   Associazione per la valorizzazione della Democrazia - Cattolici per l'Italia - Centro Studi - Comitato di 
  Liberazione  Monetaria - Democrazia Centrista - Democrazia Cristiana - Forza Roma - Italia Democratica -
  Italia Moderata - Liberi e Forti - Lions Club "Ferrara-Poggio Renatico” - Movimento per il centro unito - Nuovo Partito
   Popolare -  Partito per il Sud  - Rifondazione Democristiana - Rinnovamento Popolare - Salidarietà

-
Ad altri PARTITI, MOVIMENTI e ASSOCIAZIONI CATTOLICHE e LAICHE MODERATE (vedi elenco sotto):

      In riferimento:
   -  alla Conferenza nazionale sulla legge elettorale del 19 gennaio all'Università di Bologna ed ai
        partiti ivi partecipanti (vedi la voce ARTICOLI e News);
   -  alla riunione (nel pomeriggio dello stesso giorno) dei partiti, movimenti e associazioni, in indirizzo più sopra
        ed all'incarico dato unanimemente al Dr. Piero Pirovano di predisporre una bozza di Statuto di Comitato per
        la promozione di una nuova legge elettorale;
   -  e inoltre ai partiti, più sotto, non tutti partecipanti alla predetta Conferenza anche per  impegni già presi
        e che sono nuovamente invitati*;
     è convocato un:

INCONTRO NAZIONALE
per sabato 24 marzo 2007, ore 10,30 a Bologna, via Boldrini 18 A
(vicino alla Stazione FF.SS.) col seguente o.d.g.:

    1. - Approvazione dello Statuto del Comitato per la promozione di una nuova legge elettorale (vedi allegao)*;
    2.- Nomina degli Organo sociali;
    3.- Esame di una bozza, con articolato, di nuova legge elettorale. Approvazione;
    4.- Conferenza sul tema "Etica e Polica". Relazioni e dibattito.
    5.- Esame di una ipotesi di documento di comuni intenti, da convalidare o meno in base alle indicazioni del dibattito.

* PARTITI, MOVIMENTI e ASSOCIAZIONI CATTOLICHE e LAICHE MODERATE  invitati

1

ALLEANZA LOMBARDA AUTONOMA

22

ITALIA DEMOCRATICA

43

PATTO CRISTIANO ESTESO Abbr. PA.C.E.

2

ALLEANZA SICILIANA

23

ITALIA DI MEZZO

44

PATTO PER LA SICILIA

3

ALTERNATIVA per l'ITALIA

24

ITALIA MODERATA

45

PENSIONATI UNITI (F.I.P.U. - ...)

4

AMBIENTALISTA

25

LEGA SUD

46

PENSIONI E LAVORO

5

ASSOCIAZIONE PER LA VALORIZZAZIONE DELLA DEMOCRAZIA IN ITALIA

26

LIBERI E FORTI

47

PER IL SUD

6

ASSOCIAZIONE PER LE PARI OPPORTUNITA'

27

LIGA FRONTE VENETO

48

PPE ITALIA - Partito Popolare Europeo

7

CATTOLICI PER L'ITALIA

28

LIONS CLUB "Ferrara-Poggio Renatico"

49

PRI - PARTITO REPUBBLICATO ITALIANO

8

COMITATI PER LE LIBERTA'

29

LISTA CONSUMATORI

50

PROGETTO NORDEST

9

COMITATO DI LIBERA-
ZIONE MONETARIA

30

MOVIMENTO DEMOCRATICO SICILIANO-NOI SICILIANI

51

PS D'AZIONE.

10

DEMOCRATICI CRISTIANI UNITI - DCU

31

MOVIMENTO PER IL CENTRO UNITO

52

PSDI

11

DEMOCRAZIA CENTRISTA

32

MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA

53

REPUBBLICANI EUROPEI

12

DEMOCRAZIA CRISTIANA

33

Movimento politico LIBERAL"NOTASSE"

54

RIFONDAZIONE DEMOCRISTIANA

13

DEMOCRAZIA CRISTIANA PER LE AUTONOMIE

34

MOVIMENTO TRIVENETO

55

RIFORMATORI LIBERALI

14

DEMOCRAZIA CRISTIANA POP.  PER L'EUROPA

35

NO EURO

56

RINNOVAMENTO POPOLARE

15

DEMOCRAZIA ITALIANA

36

NUOVO PARTITO POPOLARE

57

S.O.S. ITALIA

16

DEMOCRISTIANI INSIEME

37

PARTITO dei PENSIONATI e INVALIDI

58

SARDIGNA NATZIONE

17

DIMENSIONE CHRISTIANA

38

PARTITO DEMOCRATICO CRISTIANO

59

SOCIETA' APERTA

18

FORZA ROMA

39

PARTITO DONNE D'EUROPA

60

SOLIDARIETA'

19

I SOCIALISTI

40

PARTITO LIBERALE ITALIANO

61

TERZO POLO

20

IONONCISTO

41

PARTITO NUOVA SICILIA

62

UNIONE FEDERALISTA MERIDIONALE

21

IRS - Indipendentzia Repubblica Sardigna

42

PARTITO PENSIONATI

 

 AVVERTENZA
  1.- L'incontro del 24 marzo è convocato in attuazione di quanto deciso nella riunione del 19 gennaio, vale dire esso ha come argomento principale la costituzione di un Comitato per la promozione di una nuova legge elettorale che, secondo le indicazioni già date, dovrà essere proporzionale con sbarramento, per i partiti che non superano una determinata soglia.
   Più sotto si può trovare una 
NOTA INTRODUTTIVA ALLA RIFORMA DELLE LEGGE ELETTORALE.

2.- Si preavvisano, poi, i partiti e movimenti che, da qualche tempo, ci è stato sollecitato di sottoporre a loro il quesito se hanno la volontà di allargare gli obiettivi, in aggiunta a quello da tutti condiviso, di promuovere una nuova legge elettorale.
   Questo allargamento degli obiettivi ha un interesse concreto solo se c 'è una sufficiente volontà in tal senso, e soprattutto se ci sono dei valori e idealità condivise sulla politica, l'economia, i valori religiosi e laici.
   Per queste verifiche, cogliamo l'occasione della presenza dei partiti e movimenti per organizzare, lo stesso giorno (e dopo la costituzione del Comitato), una

CONFERENZA sul tema:
"ETICA e POLITICA"

  Ci saranno alcuni Relatori su aspetti importanti del tema (sarà invitato anche un prete), e dopo si sarà immediatamente un dibattito, in cui ognuno dei partecipanti potrà dire le proprie idee sugli argomenti trattati.


BOZZA DI STATUTO del Comitato per la legge elettorale

Repubblica Italiana
COSTITUZIONE DI COMITATO
(A' SENSI DELL' ART. 39 E SEGUENTI DEL CODICE CIVILE)

L'anno 2007 (duemi1asette) addi ?? (…………………..) del mese di ………….. in ……………., via …………………. Avanti a me Dr. ……………………………., Notaio residente in ……………….., iscritto nel Collegio Notarile di ………………………., senza l'assistenza dei testimoni per espressa rinuncia fat tavi dalle in fra scritte parti d'accordo fra loro con il mio consenso, si sono personalmente costituiti i signori:

NOME COGNOME, nato a …………il …………… e residente a ………………….. (…..) in viale
……………………….., professione, codice fiscale n. ………………………………………………., rappresentante legale dell’Associazione………………………………………..;

NOME COGNOME, nato a …………il …………… e residente a ………………….. (…..) in viale
……………………….., professione, codice fiscale n. ………………………………………………., rappresentante legale dell’Associazione………………………………………..;

NOME COGNOME, nato a …………il …………… e residente a ………………….. (…..) in viale
……………………….., professione, codice fiscale n. ………………………………………………., rappresentante legale (o suo delegato)  dell’Associazione………………………………………..;

NOME COGNOME, nato a …………il …………… e residente a ………………….. (…..) in viale
……………………….., professione, codice fiscale n. ………………………………………………., rappresentante legale (o suo delegato)  dell’Associazione………………………………………..;

NOME COGNOME, nato a …………il …………… e residente a ………………….. (…..) in viale
……………………….., professione, codice fiscale n. ………………………………………………., rappresentante legale (o suo delegato)  dell’Associazione………………………………………..;

della cui identità personale sono certo, i quali, con il presente atto dichiarano di costituire un "Comitato", senza scopo di lucro, regolato dalle norme del Codice Civile all'art. 39 e seguenti. Il Comitato denominato:

                                                      "COMITATO PER LA RIFORMA ELETTORALE"

si propone di assumere tutte le iniziative utili a promuovere:
a) la riforma in senso proporzionale  della vigente legge per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e la riforma della legge vigente per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, affinché sia realmente consentita la presentazione di candidature anche da parte di liste non ancora rappresentate nel Parlamento italiano o nel Parlamento europeo;
b) la stabilità del governo per l’intera legislatura.

Per conseguire lo scopo di cui sopra o parte dello stesso, il Comitato, nel rispetto delle vigenti leggi, potrà raccogliere fondi per promuovere la presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare e/o richieste di referendum abrogativi, indire manifestazioni, promuovere convegni e seminari di studio, realizzare pubblicazioni, nonché ogni altra attività connessa, conseguente, utile e necessaria.

La sede del Comitato è fissata in ………………..(……………..), viale ……………………...
Sono promotori coloro che sono intervenuti al presente atto e coloro che, successivamente, abbiano aderito e siano stati ammessi con delibera del Consiglio, che non sarà tenuto a motivare la decisione.

Gli intervenuti nominano Presidente e rappresentante del Comitato nei confronti dei terzi e in giudizio il signor……………………………… allo stesso spettano anche i poteri per la nomina di eventuali delegati e procuratori. Il Comitato è composto dai promotori, tra i quali il presidente; al Consiglio spettano i poteri per la gestione dei fondi e l'attuazione delle iniziative tutte dirette al conseguimento dello scopo. Il Consiglio può delegare parte dei propri poteri al Presidente o ad altri dei suoi membri. Il Consiglio è in carica a tempo indeterminato. Sono membri del Consiglio gli intervenuti Signori: NOME e COGNOME, ……………………………………………………………………………………………………………………...
Il Consiglio è obbligato a predisporre e tenere in conformità alla legge i necessari libri contabili e dei verbali.

I primo Consiglio è convocato in assemblea anche con fax o e-mail con preavviso di almeno cinque giorni e delibera sugli argomenti all'Ordine del Giorno a maggioranza dei suoi membri

Il Presidente è nominato dal Consiglio a maggioranza dei suoi membri; al Presidente spetta la firma e la rappresentanza del Comitato nei confronti dei terzi ed in giudizio. Gli esercizi sociali si chiudono al 31 dicembre di ogni anno; al termine di ogni esercizio, entro tre mesi, il Consiglio deve essere convocato per l'approvazione del bilancio preventivo e consuntivo. Tutte le disponibilità economiche debbono essere destinate al conseguimento dello scopo del comitato; non possono essere distribuiti utili o disponibilità economiche di sorta a favore dei promotori.

Gli eventuali fondi che risultassero inutilizzati per tutte le ipotesi previste dall'art. 42 del Codice Civile, saranno devoluti a fondazioni o associazioni aventi scopi analoghi a quello del comitato stesso o in beneficenza.

Richiesto io Notaio ho steso questo atto, che ho letto alle parti che lo approvano e sottoscrivono con me Notaio. Questo atto scritto a macchina da mano fida sotto la mia direttiva consta di fogli……. occupati per n.……..facciate.   Firmato:...

 
NOTA INTRODUTTIVA ALLA RIFORMA DELLE LEGGE ELETTORALE

1.- Si è riaperta, in Italia, la discussione sulla legge elettorale, in seguito ad alcune anomalie gravi nel funzionamento del sistema politico, sia per difficoltà numerica della Maggioranza in una delle due Camere, sia per insoddisfazione della popolazione per la legge finanziaria 2007, evidenziata da varie manifestazioni di piazza di gruppi riconducibili alle due, contrapposte, coalizioni parlamentari, quasi ad evidenziare un distacco tra Paese legale e Paese reale.
   Questa è la conseguenza di leggi elettorali che, pur dando una qualche stabilità di legislatura ai governi sulla base del cosiddetto "bipolarismo", vale dire creando due grandi coalizioni in competizione elettorale, tuttavia questo ha fatto venir meno il ruolo di mediazione sociale dei cosiddetti partiti di centro, che rimane un’esigenza vitale per un paese pieno di diversità sociali e geografiche, come l’Italia. Anzi questi partiti, suddivisi tra le due coalizioni, sono divenuti ostaggio dei partiti estremi delle rispettive coalizioni.
   C'è, poi, la circostanza che, nelle elezioni 2006, si sono presentati 74 partiti, sia pur afferenti alle due principali coalizioni, dei quali solo un piccolissimo numero (i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento) ha potuto ottenere una rappresentanza in Parlamento. E  molti altri partiti si sarebbero presentati, se la procedura non avesse strozzato i tempi tecnici per la raccolta delle firme.
   Questa anomalia va sottoposta a discussione perché le"piccole" forze sono il seme nuovo che fa rinascere la politica, e dunque una buona legge elettorale deve farsi carico della loro inclusione.

2. Storicamente la classe politica al governo "deve" coincidere con le forze economiche dominanti e, quando si realizza un distacco da questa fattispecie, (ad esempio, a seguito di grandi mutamenti tecnologici), è inevitabile che subentrino vuoti di potere e anche rivoluzioni, finchè la coincidenza suddetta torni a riprodursi in contenuti nuovi, conformi ai mutamenti avvenuti. La rivoluzione francese è rimasta "maestra", su questa problematica.
   Nel caso dell'Italia di oggi, il 75% della forza economica si colloca al "grande centro" (definito come somma del "ceto medio-alto e del ceto medio-basso"), e che numericamente racchiude anche il 75% dell'elettorato. Il "grande centro", a cui si fa riferimento è un arco che va dai DS alla Margherita e via via fino all'UDC, a FI, ad una parte di AN.
    L'intera operazione non dovrebbe, ovviamente, escludere le ali estreme dalla rappresentanza parlamentare, ma fare in modo che esse possano contare per i numeri che hanno, non per i numeri che mancano ai partiti maggiori, per fare maggioranza.

3.- Tra le forme di democrazia parlamentare, il sistema "bipartitico" è il più vicino alla democrazia diretta, perché permette all'elettorato la chiara scelta del governo e del programma già fin dal momento delle elezioni.
   Tuttavia il bipartitismo ha un senso se è strumento di stabilità politica e, insieme, di efficace soluzione dei problemi della popolazione, grazie alla competizione che esso genera tra i due partiti concorrenti.
   Un bipartitismo siffatto è lo sbocco finale di un processo storico di confronto e armonizzazione tra le diverse componenti socio-geografiche. Ma questo non è ancora il caso dell’Italia e pertanto, il forzare il bipartitismo (ad es. con premi di maggioranza al partito di maggioranza "relativa"  del 30%"), rischia di mettere in minoranza la "maggioranza assoluta", costituita dalla somma degli esclusi, e di generare l’instabilità politica.

4.- In conclusione, rimane alta in Italia l’esigenza di ridare vitalità ai partiti di centro, inter-classisti, purchè questo non significhi la ricostruzione della vecchia DC, quando un partito faceva il governo dopo le elezioni, nel quadro di lunghe e defatiganti mediazioni con i partiti di destra o di sinistra, e peraltro di durata breve. In questo senso i nuovi partiti o il nuovo partito di centro dovranno riavere il ruolo della mediazione sociale sui problemi, ma non quello di fare il governo, un compito che oggi il nostro popolo vuole svolgere direttamente, già al momento delle elezioni.
   Una modalità, per ricostruire l’interclassismo ma anche per garantire governi di legislatura, è una legge elettorale proporzionale con sbarramento per la rappresentanza parlamentare con 4-5 partiti, e una modifica della Costituzione che preveda elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri. NL

 

COMUNICATO - aprile 2006


Dalle ELEZIONI POLITICHE 2006
al progetto politico del  "PARTITO  italiano dei DEMOCRATICI e LIBERI"

dentro il PPE - Partito Popolare Europeo

   Il CENTRO STUDI prende atto con soddisfazione che i risultati delle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006 hanno permesso, nella piena legalità democratica, il  rinnovo del Parlamento e al tempo stesso indicato con chiarezza una MAGGIORANZA PARLAMENTARE capace di reggere stabilmente un GOVERNO per l’Italia.
   Secondo il CENTRO l’uscita di scena di S. BERLUSCONI apre ad uno scenario totalmente nuovo in Italia che, in una gradualità, e sicuramente per le prossime elezioni politiche, produrrà uno schieramento di Centro-destra totalmente nuovo.
   Si osserva anche che, nelle elezioni, si sono presentati 74 partiti, sia pur afferenti a due principali COALIZIONI, dei quali solo una piccola parte (quelli che hanno superato la soglia di sbarramento) ha potuto ottenere una rappresentanza in Parlamento. Questa circostanza va addebitata unicamente alla miopia di tutti coloro che, puntando sulla proporzionalità della legge elettorale e sull’uso di sigle incomprensibili, hanno sottovalutato che il frazionamento li avrebbe esclusi.
    I risultati elettorali hanno altresì ammonito coloro che, con grave e infondata presunzione, hanno fondato le loro fortune su nomi storici importanti, come quello di DEMOCRAZIA CRISTIANA, ma senza avere una squadra numerosa e valida, così da ottenere credito dall’elettorato.
    Tutto ciò rilevato, il CENTRO STUDI vuole riprendere l’ azione già avviata nello scorso anno, allo scopo di supportare la fondazione della Sezione Italiana del PPE – Partito Popolare Europeo, sotto forma di un Partito Nuovo ed Unico sul centro-destra, alternativo alla INTERNAZIONALE SOCIALISTA.
   Questa azione consisterà in una serie di iniziative che portino gli specialisti ma anche il grande  pubblico a discutere e trovare le vie per cominciare ad aggregare l'area più naturale di tale partito,  che è costituita dall’area storica dei Cattolici, Laici, Liberali, Socialdemocratrici”.
    Qui di seguito sono riproposti gli elementi su cui ragionare, per la costruzione del nuovo progetto politico, e che si riallacciano ad alcune conferenze nazionali dello scorso anno.

NUOVO PROGETTO POLITICO
Per il “dopo elezioni 2006”

 “Per la riaggregazionedell'area storica dei Cattolici, Laici,
Liberali, Socialdemocratrici all’interno del PPE”

1) Perché un Partito Nuovo. La costruzione di un PARTITO NUOVO sul centro-destra dello schieramento politico italiano, è qui considera quale soluzione ad un problema vitale della democrazia in Italia, che sembrava presentarsi nel medio termine, e che invece, dopo le elezioni politiche 2006 è confermato vicinissimo.
    Il problema, delineato già da qualche tempo, era la possibilità che, in Italia, dopo la caduta di S. BERLUSCONI, l’attuale assetto dei partiti al centro destra  fosse ridiscusso, perchè tale caduta avrebbe prodotto un nuovo vuoto, del medesimo tipo di quello formatosi nel 1992-94, e che allora fu riempito da FORZA ITALIA, fortunatamente dal punto di vista dei centristi.
   Da adesso, ossia dopo le elezioni, è prevedibile che l’attenzione verso BERLUSCONI vada calando progressivamente, (ma non improvvisamente), perchè ai "già disillusi" (per mancata attuazione del vecchio programma politico) si aggiungeranno tutti coloro che si attendono ancora  da lui qualche vantaggio, ma che si renderanno conto che questo non sarà più possibile, sia perché egli è stato escluso dal governo, sia perché l’età non gli permetterà più una risalita. Questo realizza le condizioni per il ridisegno del centro-destra, su basi nuove.
     Se così è, si pone il problema di uno strumento valevole a pilotare in modo ragionato il fatto nuovo. Questo strumento è un PARTITO nuovo, collocato al CENTRO, quale Sezione Italiana del PPE - Partito Popolare Europeo, alternativo all’INTERNAZIONALE SOCIALISTA.
 
2) Un dato da cui partire è la debolezza strutturale di Forza Itala. Questo dato viene suggerito dal fatto che, tuttora, Forza Italia non ha la struttura organizzativa di un partito, nel senso tradizionale. Essa è quella di un partito-azienda, che vive (attraverso i mass media) sull’immagine della persona del suo Leader, e dunque appare verosimile che, al venir meno del personaggi, quel partito si scioglierà. Da qui la prospettiva del nuovo vuoto, e che dovrà essere riempito dai partiti tradizionali, organizzati.
   Questa prospettiva che, fino qualche tempo fa, sembrava proiettata nell’arco dei 5-10 anni, è arrivata. Da qui anche il problema di accelerare l’approntamento del nuovo strumento partitico per pilotare il fenomeno, in modo utile all’Italia. In questo senso l’operazione non va intesa assolutamente come contro Forza Italia, ma come problematica di riequilibrio dentro il centro destra, come conseguenza del possibile movimento del suo elettorato. Qui il concetto di riferimento è che l’unità è sicuramente benefica.
   Va tenuto conto che (in questo quadro) l’attuale PPE non accetta AN, e quindi il problema di ricomprendere questa componente va tenuto presente come uno dei primi problemi della fase temporale successiva

3) L’apporto dei Cattolici e Laici.  In questa costruzione è di grande importanza valutare quale possa essere l’apporto dei Cattolici e Laici. Qui va ricordata la domanda di partecipazione dei Cattolici alla vita politica, come emersa nel corso della Settimana sociale dei Cattolici, a ottobre del 2004 a Bologna.
   In quella circostanza il clero, il papa, i cardinali hanno sollecitato il ritorno dei Cattolici ad occuparsi di politica, pur se in un modo nuovo che nel passato, in cui essi avevano come riferimento un unico partito – la Democrazia Cristiana – esperienza che, tuttavia, la Chiesa considerava esaurita.
Questa circostanza, collegata col problema del vuoto al Centro, che è atteso in prospettiva, indica la possibilità di fare affidamento alla disponibilità dei Cattolici all’approntamento del nuovo strumento di riempimento di quel vuoto. Inoltre, questa stessa possibilità va considerata con riferimento alla disponibilità di altre culture, che già hanno dato contributi storici fondamentali all’unità di Italia: quali i Repubblicani, i Liberali, i Socialdemocratici, la cui concezione laica dello Stato ha sempre permesso una costruttiva collaborazione tra la cultura Laica e quella Cattolica e Cristiana, in generale. Il PARTITO NUOVO, dunque, ha valori cristiani e laici ed è amico dell’economia di mercato, fermi alcuni paletti sul fronte del sociale e dei diritti naturali (FAMIGLIA, SCUOLA, EDUCAZIONE, GIOVANI, VECCHI, AMMALATI, BENI PRIMARI, e non solo per noi Italiani).

4) Quale criterio. Una volta che si ritenga utile, anzi urgente, la costruzione di un PARTITO NUOVO ed UNICO sul centro destra, il successivo quesito è quale criterio applicare.
   Si deve ribadire che non si tratta di costruire un Partito in alternativa a quello di Forza Italia. Il motivo è che il bacino elettorale che dovrà alimentarlo dovrà essere il medesimo di quello che oggi è preso a riferimento dalla cosiddetta CdL - Casa della Libertà.
  La via delle riaggregazione deve, tuttavia, nascere da una autocritica delle proprie presunzioni, ma rivelatesi tali solo dopo le elezioni 2006  anche perchè non sempre fondata su chiari ideali e valori morali, a servizio del bene comune.
   Tra gli obiettivi mancati, di rilievo è il ridimensionamento del  peso dello Stato nell’economia, e che sarebbe dovuto cominciare riducendo, prima la spesa pubblica e (solo di conseguenza) come pressione fiscale, anche in coerenza con gli impegni Europei, che vanno osservati per il bene di tutti (non contrastati, addirittura con argomenti più della sinistra che della destra). Lo stesso giudizio vale per la politica dell’EURO (male risolta dal precedente governo di centro-sinistra), ma totalmente trascurata da quello attuale, oggi dimesso, e che ha impoverito gravemente le famiglie del reddito fisso, oltre che ostacolato le esportazioni italiane all’estero.

5) Con quale strumento. Per fare il PARTITO NUOVO ed UNICO occorre un percorso che permetta un riassestamento elettorale all’interno del bacino elettorale di centro destra.
   Ma occorrerà arrivarci in una gradualità. Occorre distinguere:
   a) Gli sconfitti politicamente, ma ancora presenti in Parlamento;
   b) e gli esclusi dal Parlamento, e che sono i tantissimi “piccoli”, tra cui è anche la DC storica.
   Ai primi va dato tempo di rendersi conto di non avere più il potere di Governo. Questi saranno disponibili solo in secondo tempo.
   Gli “esclusi dal Parlamento” hanno già toccato con mano l’amarezza della sconfitta. Questi sono  il bacino naturale immediato da essere individuato per la prima pietra del PARTITO NUOVO. Questi sono i tantissimi “piccoli”,  tra cui è anche la DC storica.
   Non va, al tempo stesso dimenticato che una componente “naturale” della nuova aggregazione sta oggi dentro l’area di Governo di centro-sinistra.
   Riguardo a questi, non va coltivata l’illusione di ottenerli subito, per almeno alcuni motivi:
1) hanno  vinto le elezioni e quindi è giusto che stiano ai patti e programmi sottoscritti, e anche perchè il fare diversamemte sarebbe destabilizzante per il governo dell'Italia, e questo va evitato assolutamente;
2) finchè rimane politicamente il “nemico” Berlusconi, tutto spinge giustamente a compattarli.
Invece, in un secondo tempo (nella seconda metà delle legislatura ?) potrebbero aprirsi spazi per un colloquio, con loro, del PARTITO NUOVO, qualora questo fosse già stato costituito. NL