Verso la ricostituzione della DC storica. Eletto il Presidente del Partito, dopo il via libero del Tribunale Civile di Roma

SITO PROVVISORIO NON UFFICIALE DELLA DC STORICA

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Presidente
del Partito:
On. Avv
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Giovanni
Fontana
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Foglio On Line del Partito della "DEMOCRAZIA CRISTIANA"

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DEMOCRAZIA CRISTIANA
(DC ricostituita in base a sentenza Cassazione 2010
e in base a decretoTribunale Civile di Roma 2016)

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Direttore responsabile del Foglio: prof. Nino Luciani
Tel  347 9470152 - E-mail : nino.luciani@alice.it

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EDIZIONE DI MARZO 2017

COMUNICATI

DISCUSSIONE

STATUTO DC

ATTUALITA'

Decreto Tribunale Civile di Roma
convoca Assemblea dei soci DC,
che elegge Fontana G. Presidente

Nino Luciani, Primo identikit
della DC, ricostituita
nella politica in Italia

Atto costitutivo del 1945
e Statuto vigente del 1984.

Testi originali

Domanda del giorno: si potrà usare il simbolo scudo crociato-libertas
nelle elezioni comunali 11 giugno ?

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FORUM 1

 

La DC che torna nella politica in Italia

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Nino Luciani, In cerca di un identikit per la DC

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La DC del 1948-76, o quella del 1977-94 ?
Poi,  il Papa non vuole un partito "SOLO" di cattolici
Clicca su: http://www.universitas.bo.it/FORUM5.htm#PARTITO

Anche un codice etico per il cristiano impegnato in politica
Clicca su: codice ; e su: appendice

 

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Nota. Nel 2012 un Gruppo di docenti cattolici universitari aveva fatto un "codice etico del cristiano impegnato in politica", a prescindere dal partito di militanza. Ad esso si era pervenuti in un anno di lavoro, a seguito di un primo colloquio di uno del Gruppo con il Segretario generale della CEI, e poi di contatti con l'Ufficio della Pastorale sociale e del lavoro, che infinr  l'aveva girato a Galantino "senza rilievi".
  Ultimamente, in seguito al decreto di convocazione del tribunale, a cui sopra si accenna, il codice è stato presentato a Bologna da tre professori universitari (Nino Luciani, Antonino Giannone, Ezio Mesini) a un gruppo misto di 60 persone, metà filo DC, metà interessate a titolo personale.
  Questi sono  i link per trovare il codice, direzionato alle persone, come individui; e due appendici con l'ottica del sistema politico, di cui un "appello" dell'arcivescono CREPALDI di Trieste, Osservatorio del card.Twain.
  Qui sotto si trovano due commenti: uno sui codici etici in generale; uno sul possibile significato (per l'Italia) del ritorno di un partito DC.

 Nino Luciani, IN CERCA DI UN IDENTIKIT
PER UN RITORNO CON DIGNITA'

1.- Un partito di soli cattolici ? NO – Il papa ha detto no.
Sì, invece, ad un partito laico che unisca il più possibile i cattolici nello scenario politico italiano, e anche di non cattolici con gli stessi valori e programmi, e
quali garanti della laicità del partito.
Un partito liberale ? No.
Un partito socialista ? NO.
L’art. 1 dell’Atto costitutivo della DC (1945, tuttora vigente) dice: "DC, un partito con un programma di libertà e di giustizia sociale, ispirato ai principi cristiani".
Direi, con linguaggio più pragmatico: DC, un partito interclassista e di mediazione sociale, ispirato alla dottrina sociale della chiesa, ma non di soli cattolici, anzi benvenuti come garanti della laicità.

2. - Secondo la dottrina sociale della chiesa, nel campo temporale la posizione del cristiano impegnato in politica, nei confronti della gerarchia, non è diversa da quella del non cristiano nei confronti della gerarchia. C’è invece il diritto-dovere della gerarchia nel dare l’ispirazione cristiana, al cristiano. Vedi Diez Alegria, Università. Gregoriana. Clicca su: Diez Alegria, Pontificia Univerità Gregoriana.

3.- Quale elettorato naturale per un partito di cattolici ? Sia pur non di soli cattolici). Penso che debba essere un elettorato qualificato, da cercare in quella direzione, capace di far scaturire grandi statisti, del calibro della DC del 1948-1976..
Dovre
bbero cercare un rapporto ufficiale con la gerarchia cattolica ? Direi proprio di no, perché la Chiesa ragiona rivolta al mondo ultraterreno, e dunque su valori trascendenti.
Gesù aveva detto che chi è primo in questo mondo potrebbe risultare ultimo nel suo regno (regno di Dio). Dunque la Chiesa non è interlocutrice di un partito (sia esso di cattolici o non cattolici).
Lo storico Giorgio Galli (Storia della DC, 1943-93, ed. Kaos, Milano 2007, p. 32) racconta che:" fino a quando la Chiesa e le organizzazioni cattoliche (parrocchie…, NdR) non scelgono la DC (si era vicino al 1948, NdR), il partito non appare affatto radicato nella società, e la sua azione si limita a contatti vertice…" . ..Successivamente, con la partecipazione del mondo della cultura e della formazione … la DC diverrà anche "interclassista, capace di rivolgersi in modo credibile tanto alle masse, quanto alle élites culturali e al mondo imprenditoriale " (ib. p. 28).
A questo riguardo si deve considerare che la distinzione tra valori temporali e valori spirituali non è netta, ma v’è tutto un campo misto. Basti pensare al soccorso alle povertà, alla presenza delle istituzioni cattoliche nel sociale (scuole, sanità, varie forme di volontariato ) e più in generale al fatto che, nella tradizione italiana, le nostre parrocchie hanno sempre svolto anche compiti civili.
Dunque la riscoperta del dialogo con le parrocchie, oggi molto dimenticate, è la strada giusta per un partito di cattolici e di non cattolici. Anche perchè nel mondo dei non cattolici ci sono strutture che fanno le stesse cose che fanno le parrocchie.
Con le parrocchie ci sono le associazioni e movimenti che le collaborano.

4.- In questo scenario il codice etico, ispirato alla dottrina sociale della chiesa cattolica, diviene il linguaggio che permette al partito di cattolici di parlare con le istituzioni civili cattoliche.
E’ un linguaggio che parla di comportamenti morali e di etica. Questo passaggio ci porta a considerare che il cristiano impegnato in politica deve orientarsi al bene comune, sia pur in modo generico.Questo non significa proporre demolire lo Stato sociale ( la scuola pubblica, la sanità pubblica e quant’altro), ma il riconoscimento al volontariato sociale di una posizione costituzionale paritaria. Questo ... anche per motivi pratici. Infatti, la burocrazia pubblica è lo strumento fondamentale dello Stato, altamente benemerito, ma anche la causa di catastrofi in dati casi (causa lentezza) , di cui vediamo i limiti ogni giorno.

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5.- Sulle motivazioni individuali dei politici. I politici tutti (cattolici e non cattolici) non cercano spesso, come istinto naturale, il bene comune, ma quello personale. Non è un fatto solo italiano, ma universale verificato dalla Scuola di public choice, fondata dal premio Nobel (James Buchanan) e oggi accettata nel mondo.
Seconda questa Scuola, circa le motivazioni individuali, non v’è differenza tra "economia privata di mercato" ed "economia pubblica", nel senso che un privato fa produzione per il mercato, ma allo scopo di fare un profitto.
E, identicamente, un politico fa produzione di beni pubblici, ma allo scopo di fare un interesse personale. Questo "interesse" non è necessariamente illecito. Può essere una remunerazione, il piacere di servire il bene comune, il piacere dell’ambizione ( e questo c’è anche nel privato).
Rinvio al mio libro: Economia delle Scelte Pubbliche. Clicca su: http://amsacta.unibo.it/3417/1/scritti_scelti_luciani.pdf , pag. 346 e ss.
Per riportare le cose sulla retta via, che mette d’accordo il bene privato e il bene pubblico, servono dei meccanismi bilancianti:
- nel mercato il principale meccanismo è la concorrenza, altro è la regolamentazione dei monopoli…;
- nel campo pubblico il principale meccanismo è quello dell’alternanza tra i grandi partiti al governo, aspetto trattato nell’Appendice al codice etico (a cui rinvio), e del quale gli Stati Uniti d’America sono un esempio sotto gli occhi di tutti, sia pur con i suoi difetti.
  Su questo sfondo, penso sia inimmaginabile che la DC possa ripresentarsi al popolo italiano senza sottoppore a riesame la sua storia, in un pubblico convegno di storici, con una netta distinzione tra i due periodi: 1948-1975 e 1976-1994): rispettivamente quello dell'ascesa del Paese, e quello del declino e della stagnazione, dentro il quale ci troviamo tuttora

6.- Bene Comune. Il cosiddetto "bene comune" non consiste "nel fare bene a tutti" e questo parrebbe contraddittorio.
Nel campo pubblico ogni intervento, per sua natura, fa il bene di qualcuno, e il danno di un altro.
Si pensi ad un autobus a servizio di un quartiere. Se esso passa per la strada più vicina a te, probabilmente quella strada è la più lontana da altri di un'altra strada. La soluzione meno peggio è che l’autobus passi per la via in mezzo alle due.
Si pensi al finanziamento di una scuola. Ognuno paga in modo progressivo, rispetto al reddito. Probabilmente i ricchi (che pagano di più), mandano i figli in una scuola privata, mentre i poveri mandano i figli alla scuola pubblica, pagando meno del costo.
Alla fine si trova che il bene comune è realizzato se, nel complesso della società civile, i vantaggi superano i danni.
La valutazione la fa "un terzo", che nelle scelte pubbliche potrebbe essere un governo eletto, o forse un dittatore.
Ma se il governo pensa a prolungare la propria sopravvivenza (ossia ai propri vantaggi), forse alla fine si trova che egli potrebbe privilegiare i propri elettori.
Questo è davvero il bene comune ? Per una soluzione, rinvio ad un mio studio, a partire da un teorema di Vilfredo Pareto:
" E.d'Albergo, la Sienza delle Finanze e il problema di una regola di sicura decisione collettiva, a supporto del secondo teorema del benessere": http://amsacta.unibo.it/3417/1/scritti_scelti_luciani.pdf pag.668 e ss.

7.- Torniamo al codice etico. Questa conclusione ci riporta a considerare l’importanza dei meccanismi bilancianti anche nel campo pubblico, vale dire alla alternanza tra i grandi partiti al governo e soprattutto alla educazione individuale.
Questa ci riporta al discorso iniziale, proprio della dottrina della chiesa cattolica: dunque al codice etico, che parla alla persona.

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